Oggi vi raccontiamo la storia di uno dei simboli più cari alla cittadinanza bresciana, che fin dalla prima edizione della nostra manifestazione, troneggia sul tavolo delle premiazioni. Stiamo parlando della Vittoria alata.

La statua della dea venne rinvenuta nel corso di uno scavo, la sera del 20 luglio 1826, insieme ad altri oggetti bronzei, in una intercapedine del Capitolium: probabilmente qualcuno aveva ammassato e nascosto quei pezzi perché i barbari non ne facessero saccheggio o li fondessero.
Nella terra, insieme alla statua di donna, gli operai impegnati nello scavo, poterono individuare altri reperti, come teste dorate, arti, pettorali di cavallo e numerose cornici, ma l’ora era tarda e si dovette attendere la luce dell'indomani per liberare il tesoro dal suo giaciglio secolare.
Nelle ore successive al ritrovamento, una folla di cittadini si accalcò nell’area del tempio capitolino, tanto che per ragioni di sicurezza si decise di trasferire la statua ed esporla nell’ex convento San Domenico.
La statua della dea venne traslocata portandola trionfalmente per le vie della città, accompagnata dalla banda e dalle campane a festa. Ma l’elezione della Vittoria alata a simbolo di Brescia si ebbe nel 1859, nei giorni successivi alla battaglia di Solferino.
La statua simboleggiò da allora la liberazione dei bresciani ed in breve divenne emblema patriottico e persino testimonial di eventi, come documenta il manifesto del primo Circuito aereo internazionale del 1909 in cui venne rappresentata tra le nuvole.
Addirittura venne realizzato un calco per fondere due copie da regalare a Napoleone III e Vittorio Emanuele II.
E’ ancora fitto il mistero sulle origini della statua.
Qualcuno ha ipotizzato che si tratti di una Venere risalente alla metà del primo secolo dopo Cristo, a cui successivamente, in età flavia, furono aggiunte le ali e l’agemina sul capo.
Secondo altri si tratterebbe di un’Afrodite greca del 230 avanti Cristo, giunta a Roma come bottino di guerra e poi donata a Brescia da Cesare o Vespasiano.
La presenza sul retro della statua di un’elevata quantità di piombo, costituisce una sorta di schermatura che impedisce ulteriori approfondimenti radiografici.
Dea dell’amore o della guerra, perché alla donna alata si possa attribuire con certezza età ed entità, ci vorrà dunque ancora un po’di tempo.
Tuttavia, quando vi ritroverete tra le mani la statuetta bronzea, sorridetele: le dovete la vittoria!
a cura di Claudia Franceschi