L’acqua era sempre differente: tiepida o gelida, increspata o calma, di un verde-blu da technicolor o gialla e schiumosa come un lavello per i piatti, come se la piscina avesse un suo clima imprevedibile, le sue stagioni indipendenti. L’odore di cloro era in qualche modo rassicurante, ti ricordava l’alito di Mamma. Tuttavia, ogni volta che ti tuffavi – la classica entrata a punta di lancia ti veniva naturale – c’era sempre la speranza di librarti e poi salire, sgusciando oltre il lucernario del tetto e ascendendo in cielo, e così quando venivi a contatto con l’acqua era ogni volta – per quanto ti piacesse – una piccola delusione.
BILL BROADY
"La nuotatrice"
Bompiani
a cura di Mario Vittoriali
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